A Bari “Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce” di Franz Joseph Haydn.

Sabato 5 aprile 2025 nella Basilica di Santa Fara, Bari alle ore 20.30 si terrà il concerto di musica sacra “Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce” di Franz Joseph Haydn.
“Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice di comporre della musica per Le ultime sette Parole del Nostro Redentore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all’altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica…” Con questi termini il compositore austriaco Franz Joseph Haydn (Rohrau, 1732 – Vienna, 1809) presenta la sua opera che cambierà il modo di scrivere ed ascoltare la musica liturgica: ”Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce” commissionata da don José Sáenz de Santa María di cui la prima esecuzione ebbe luogo presumibilmente il Venerdì Santo del 1786.
Si tratta di una composizione estremamente innovativa che rappresenta il primo esempio di musica liturgica non di accompagnamento al canto in quanto essa stessa traduce le parole e le sensazioni che vuole esprimere e quindi non necessita di altro accompagnamento.
Con questa opera molti critici sostengono che nasca in Europa la musica strumentale. La composizione riprende le ultime parole pronunciate da Cristo sulla croce che i religiosi di Cadice pronunciavano commentandoli brevemente ed è la seguente: Introduzione (Maestoso e adagio) – Sonata I, Pater, dimitte illis, quia nesciunt quid faciunt -Sonata II Hodie mecum eris in Paradiso – Sonata III, Mulier, ecce filius tuus -Sonata IV, Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? – Sonata V, Sitio – Sonata VI, Consummatum est -Sonata VII In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum – Terremoto.
Questa “preghiera in musica” verrà eseguita dal Maestro russo Oleg Vereshchagin usando un particolare strumento musicale: il bayan, un tipo di fisarmonica cromatica a bottoni sviluppata in Russia all’inizio del XX secolo, che ha una straordinaria capacità di emettere molteplici sonorità.
L’esecuzione di quest’opera che l’associazione Centro Interculturale Ponte ad Oriente offre all’ascolto della comunità in occasione del Giubileo “Pellegrini di speranza” non è soltanto una scelta legata al fatto che, citando papa Francesco, l’arte “rigenera lo spirito umano proprio come l’acqua rigenera il deserto secco ed arido (fra l’altro una delle sonate che ascolteremo si chiama ”Sitio – ho sete”) e permette di costruire ponti tra culture e popoli favorendo il riconoscimento della nostra comune umanità”, ma che il suo significato è la speranza. Cristo morto dalla croce regna vivo! (Victimae Paschalis Laudes).
E, sempre citando Papa Francesco, “la speranza fa entrare nel buio di un futuro incerto per camminare nella luce. È bella la virtù della speranza; ci dà tanta forza per camminare nella vita” (Udienza Generale, 28 dicembre 2018). E in questo momento così delicato della nostra storia, Papa Francesco parla di un altro contagio: il contagio “che si trasmette da cuore a cuore, perché ogni cuore umano attende questa Buona Notizia. È il contagio della speranza: “Cristo, mia speranza, è risorto!’.
Non si tratta di una formula magica, che faccia svanire i problemi. No, la risurrezione di Cristo non è questo. È invece la vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non ‘scavalca’ la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene: marchio esclusivo del potere di Dio” (Messaggio Urbi et Orbi, 12 aprile 2020).
Con la Pasqua, abbiamo conquistato “un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza… (Sabato Santo, 11 aprile 2020). Pellegrini di speranza, in unione con la Parrocchia Basilica Santa Fara, Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, Rinnovamento nello Spirito, Consulta diocesana delle Associazioni laicali,
Centro culturale di Bari “Wonder”, che condividono l’iniziativa, anche noi del Centro Interculturale Ponte ad Oriente di Bari mendichiamo a Dio in questo momento storico così tormentato, la pace.
Dipartimento redazione culturale
Centro Interculturale Ponte ad Oriente