A rischio la missione del Patriarcato armeno di Gerusalemme

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Il Patriarcato armeno di Gerusalemme, con sede nel Monastero di San Giacomo a Gerusalemme est, ha avvertito che Israele intende confiscare le sue proprietà, accusandolo di accumulare debiti astronomici e illegali dal 1994. Il comune di Gerusalemme chiede il pagamento delle vecchie tasse e minaccia di vendere i beni in un’asta pubblica. Il Patriarcato ha presentato una petizione per fermare quella che considera un’ingiusta confisca.
L’udienza è prevista per il 24 febbraio. Se la petizione non verrà accettata, il Comune procederà al sequestro e alla messa all’asta dei beni del Patriarcato per recuperare debiti contestati e mai provati in tribunale. 
La maggior parte del debito è legata a proprietà affittate al Comune. Il processo di pignoramento è stato temporaneamente sospeso. Tuttavia, il Patriarcato teme che la sentenza potrebbe creare un precedente legale per confiscare altre istituzioni cristiane, danneggiando la presenza cristiana in Terra Santa. Il Patriarcato ritiene di essere l’unica comunità cristiana sottoposta a tali misure. Ha avvertito che ciò potrebbe minacciare la sua lunga missione in Terra Santa e la comunità armena. Infine, la situazione potrebbe influenzare negativamente tutte le attività delle istituzioni cristiane nella regione. Nella giornata di ieri 19 febbraio 2024 un appello è stato firmato dai leader spirituali di Terra Santa a sostegno del Patriarcato Armeno e della libertà religiosa.

“Con grande preoccupazione, noi, Patriarchi di Gerusalemme e Capi spirituali delle Chiese, esprimiamo la nostra solidarietà al Patriarcato armeno di Gerusalemme in relazione all’ingiusto ordine di sequestro emesso dal Comune di Gerusalemme, chiedendo giustizia. Le azioni intraprese contro il Patriarcato armeno, basate su un debito fiscale patrimoniale enorme e non verificato, sono legalmente discutibili e moralmente inaccettabili. È impossibile immaginare che le istituzioni cristiane, la cui missione per secoli è stata quella di difendere la fede, servire le comunità e preservare il sacro patrimonio della Terra Santa, si trovino ora ad affrontare la minaccia di confisca delle proprietà tramite mezzi amministrativi israeliani che ignorano il giusto processo. Particolarmente allarmante è il tentativo del comune di imporre una risoluzione del debito senza controllo giudiziario e in violazione di una commissione governativa creata per negoziare tali questioni in buona fede. Questo gesto sconsiderato mette in pericolo il Patriarcato armeno e crea un pericoloso precedente che potrebbe mettere a repentaglio anche tutte le istituzioni cristiane in Terra Santa. Questa azione mina la libertà di religione, che è il fondamento di tutti gli altri diritti, poiché la confisca dei beni tenta di mettere a repentaglio l’esistenza della Chiesa armena, privandola delle risorse economiche necessarie per le sue attività e della comunità armena della cura pastorale della sua chiesa. «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Corinzi 12:26). Prendere di mira una chiesa equivale ad attaccare tutte le altre e non possiamo restare in silenzio finché saranno scosse le fondamenta dell’identità cristiana nel servizio a Cristo in Terra Santa. Invitiamo il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il Ministro degli Interni Moshe Arbel e il Ministro Tzachi Hanekbi a intervenire immediatamente, ad annullare tutte le procedure di confisca e ad assicurare la ripresa dei negoziati nel quadro della suddetta conferenza governativa, al fine di raggiungere una risoluzione pacifica di questa questione in uno spirito di giustizia. “Possa regnare la giustizia e possa la Terra Santa rimanere un faro di fede per generazioni”, si legge nella dichiarazione congiunta dei Patriarchi di Gerusalemme e dei Leader spirituali delle Chiese.”

Ricordiamo che già nel 2023 vi furono problemi ma già allora considerati senza precedenti tra la comunità armena e gli ebrei ultraortodossi, che dopo aver divelto l’asfalto in prossimità del “Giardino delle Vacche”, di proprietà armena, assaltarono armi in pugno, i luoghi della comunità armena e successivamente anche di altre comunità cristiane, profanando chiese e distruggendo arredi sacri. Di tali gruppuscoli, alcuni dei quali vicini ad azioni terroristiche contro i cristiani, la politica israeliana non ha saputo o voluto condannare le azioni.

Carlo Coppola