Effetto Trump. Tensioni Patriarcato-Turchia.

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Annullamento del passaporto, revoca della cittadinanza turca e divieto d’ingresso in Turchia sono stati chiesti per l’arcivescovo ortodosso Elpidophoros da Erol Kara esponente di “Patria Blu”, formazione espansionista turca, e presidente del Centro per le strategie marittime e globali della Turchia, in seguito alle dichiarazioni alle quali si è lasciato andare l’arcivescovo durante la celebrazione del Giorno della Indipendenza greca alla Casa Bianca.

Tante sono state le contestazioni mosse da Kara e certamente condivise da buona parte degli ambienti vicini ad Erdogan: innanzitutto il ripetere, da parte di Elpidophoros, il termine “ecumenico” riferito al Patriarca ecumenico Bartolomeo, che invece, da parte turca, si pretende venga chiamato “patriarca dei Greci” o meglio letteralmente “patriarca dei Rum” ovvero dei “romani” così come venivano chiamati i cittadini della Nuova Roma (Costantinopoli). Altro aspetto urticante è che Eplidophoros si sia riferito alla città del Bosforo chiamandola “Costantinopoli”, e non “Istanbul”, di fronte al presidente Trump. Altra è più importante censura turca, Elpidophoros se l’è meritata per essersi riferito alle questioni nazionali greche ed ancor più alla irrisolta questione di Cipro.

L’intervento pubblico di Erol Kara, che in questa parte d’occidente potrebbe essere preso sottogamba, non è rimasto invece senza effetti in Grecia e soprattutto in Turchia dove testate come Kanal 23 e Haberiniz ne hanno dato eco titolando: “Trump, con la motivazione data dall’arcivescovo Elpidophoros, darà l’ordine di “cambiare il nome di Istanbul in Costantinopoli” entro tre ore oppure dirà “Ho cambiato il nome di Istanbul in Costantinopoli”?

L’argomento sollevato non è affatto di poco conto ed ha ricadute in Turchia ma anche nel contesto internazionale ove si consideri, e questo lo riporta in un articolo proprio Haberiniz, che il tema di Costantinopoli è un tema caldo tant’è che sull’argomento, tempo addietro, dovette intervenire lo stesso Erdogan affermando: “Questa è Istanbul, conosciuta anche come Islambol. Questa non è Costantinopoli, ma c’è chi la vuole vedere così…”.  A tal proposito,personalmente ho sempre sentito appellare Costantinopoli come Istanbul ma mai Islambol, ma non escludo che nel programma del Presidente Erdogan ci possa essere anche il cambiamento radicale del nome della Città dominata dalla cupola di una Santa Sofia trasformata in moschea.

Le accuse mosse all’Arcivescovo Elpidophoros insinuano la messa in atto di un’attività contro la Repubblica turca, con l’aver sostenuto che la Turchia è un occupante a Cipro, con l’aver affermato il 19 maggio  come “giorno della commemorazione del genocidio del Ponto” , con l’aver contestato la trasformazione di Santa Sofia in moschea durante il primo mandato presidenziale di Trump e soprattutto di aver regalato al presidente Trump, in occasione della Giornata dell’Indipendenza greca, il 25 marzo scorso, una croce dicendo: “Questa croce è il simbolo stesso che ha portato il grande imperatore romano Costantino alla vittoria, perché Gesù gli ha mostrato questo segno in sogno e gli ha detto: ‘Vai con essa e sii vittorioso.’ Questa croce è un simbolo di pace eterna e un premio invincibile, un segno di potenza e guida divina. Prego che con questa croce tu possa portare la pace al mondo e rendere l’America invincibile… Lunga vita all’America! Lunga vita al popolo greco!”

Oltre alla posizione di Elpidophoros, anche quella del Patriarcato Ecumenico è molto delicata e particolare. Non si deve dimenticare che il Patriarcato Ecumenico è una “istituzione turca” secondo il Trattato di Losanna e che, come riporta Haberiniz, “può rimanere qui (a Costantinopoli n.d.r.) solo a condizione che si occupi delle questioni religiose dei nostri cittadini romei a Istanbul”. Non si deve dimenticare che il Patriarca Ecumenico non può che essere cittadino turco, esattamente come lo è Elpidophoros, che è cittadino turco nato a Bakırköy e che la comunità greco ortodossa di cittadinanza turca è molto risicata al punto tale da mettere a rischio la successione patriarcale.  Se tutto ciò, infine, lo si rapporta a Mosca che da tempo si considera la Terza Roma, ed ai rapporti tutt’altro che distesi, si può immaginare, solo in parte, quali ricadute potrebbero avere nel mondo dell’Ortodossia eventuali misure di ritorsione della Turchia nei confronti di Elpidophoros e del Patriarcato.

Paolo Scagliarini